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Psichiatria Clinica

Soglie clinico-decisionali in psichiatria: strategie per andare oltre la diagnosi categoriale

Dr. Stefano Chialastri 18 Settembre 2026 Medico Psichiatra · L'Aquila

La psichiatria contemporanea è attraversata da una tensione fondamentale: i sistemi diagnostici categoriali — DSM e ICD — classificano i disturbi mentali attraverso soglie binarie (soddisfatta/non soddisfatta) che non riflettono la natura continua e dimensionale della psicopatologia. In una review pubblicata su JAMA Psychiatry nell'agosto 2026, Kotelnikova e colleghi — tra cui Roman Kotov, uno degli architetti del sistema HiTOP (Hierarchical Taxonomy of Psychopathology) — propongono un framework sistematico per sviluppare soglie clinico-decisionali dimensionali che possano integrare o sostituire i tradizionali criteri categoriali nel guidare le scelte terapeutiche.

Il problema delle soglie categoriali nella pratica clinica

Le soglie diagnostiche categoriali dei sistemi DSM e ICD nascono da un processo di consenso tra esperti più che da dati empirici solidi. Il numero minimo di sintomi richiesti per una diagnosi (es. 5 su 9 per la depressione maggiore), la durata minima (2 settimane), i criteri di esclusione — tutto questo ha una logica clinica ma non un fondamento biologico o statistico rigoroso che giustifichi queste soglie piuttosto che altre.

Le conseguenze pratiche sono rilevanti: pazienti con 4 sintomi depressivi gravi che causano compromissione significativa non ricevono la diagnosi di DDM e restano in una zona grigia clinica; pazienti con 5 sintomi lievi ottengono la diagnosi e il trattamento farmacologico. La decisione terapeutica viene guidata dal conteggio dei sintomi più che dalla gravità della compromissione funzionale o dal profilo di rischio individuale.

I quattro approcci per le soglie dimensionali

Kotelnikova et al. propongono quattro strategie distinte per stabilire soglie clinico-decisionali, ciascuna con fondamenti metodologici diversi e applicabilità clinica specifica.

Approccio statistico: le soglie vengono definite sulla base della distribuzione della psicopatologia nella popolazione generale — ad esempio, due deviazioni standard dalla media su una scala dimensionale. Questo approccio è trasparente e replicabile, ma rischia di produrre soglie troppo conservative o troppo permissive a seconda del disturbo e della popolazione di riferimento.

Approccio funzionale (impairment-based): le soglie vengono definite dal punto in cui la sintomatologia si associa a compromissione significativa del funzionamento — lavorativo, sociale, relazionale. È l'approccio più coerente con la definizione di disturbo mentale del DSM, che include il criterio di compromissione, ma richiede misure standardizzate di funzionamento integrate nella valutazione clinica.

Approccio predittivo: le soglie vengono calibrate per ottimizzare la predizione di esiti rilevanti — recidiva, ospedalizzazione, cronicizzazione, risposta al trattamento. Questo approccio è pragmaticamente orientato ma richiede dati longitudinali robosti e può variare significativamente tra popolazioni diverse.

Approccio costo-beneficio: le soglie vengono definite ponderando i benefici attesi dal trattamento contro i rischi e i costi — effetti avversi, stigma, impegno terapeutico. È l'approccio più sofisticato dal punto di vista della medicina personalizzata, ma richiede dati di health economics raramente disponibili nella pratica psichiatrica ordinaria.

Il contesto: HiTOP e la svolta dimensionale

Questa review si inserisce nel progetto intellettuale più ampio del sistema HiTOP — Hierarchical Taxonomy of Psychopathology — di cui Kotov è tra i principali ideatori. HiTOP propone di organizzare la psicopatologia in una gerarchia dimensionale che riflette le strutture di covarianza empiricamente documentate tra i disturbi, piuttosto che le categorie costruite per consenso. Nell'HiTOP i disturbi non sono entità distinte ma posizioni lungo un continuum di spettri — internalizzante, esternalizzante, di pensiero, somatoforme — con confini graduali.

Il contributo di Kotelnikova et al. si chiede: ammesso che la psicopatologia sia dimensionale, come si traducono le soglie decisionali in un sistema dimensionale? La risposta non è triviale: anche in un sistema continuo servono soglie pratiche per decidere quando e come intervenire.

Implicazioni per la pratica e la ricerca

La review ha implicazioni concrete per la pratica psichiatrica. L'integrazione di misure dimensionali standardizzate — scale di gravità, misure di funzionamento, indicatori di rischio — nella valutazione clinica di routine consentirebbe di applicare soglie clinico-decisionali più sfumate rispetto al semplice soddisfacimento o meno dei criteri diagnostici categoriali. Questo è particolarmente rilevante per i pazienti con presentazioni sottosoglia, con diagnosi multiple o con quadri di gravità variabile nel tempo.

Per la ricerca, la proposta apre alla possibilità di disegnare trial clinici con criteri di inclusione dimensionali — ad esempio, tutti i soggetti con punteggio ≥X su una scala di depressione e compromissione funzionale ≥Y — piuttosto che con la sola diagnosi categoriale di DDM. Questo amplierebbe la generalizzabilità dei risultati e permetterebbe di studiare i trattamenti nelle zone di confine diagnostico oggi sistematicamente escluse.

La sfida rimane la fattibilità nella pratica quotidiana: i quattro approcci proposti richiedono infrastrutture di misura (scale standardizzate, dati longitudinali, algoritmi predittivi) che non sono ancora integrate nei sistemi informativi clinici della maggior parte delle strutture psichiatriche italiane e internazionali.

Riferimenti bibliografici
Articolo redatto dal Dr. Stefano Chialastri con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per la strutturazione e la revisione del testo. Il contenuto clinico e scientifico è stato verificato e validato dall'autore, che ne assume piena responsabilità professionale.
SC
Dr. Stefano Chialastri
Medico Psichiatra · Dirigente Medico ASL1 Abruzzo · L'Aquila
Specializzato in psichiatria clinica, psicofarmacologia e psichiatria forense. Master II Livello in Criminologia Clinica e Psichiatria Forense (Sapienza, Roma). Ambulatorio A.L.P.I. — P.O. San Salvatore, L'Aquila.
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